- Data di pubblicazione
- 30/03/2026
- Ultima modifica
- 30/03/2026
Cosa sono le ICC
Le Industrie Culturali e Creative (ICC) comprendono un insieme ampio e articolato di settori economici basati sulla creazione, produzione, sviluppo, diffusione, conservazione e valorizzazione di beni e servizi caratterizzati da un forte contenuto culturale, artistico e intellettuale. Queste industrie uniscono il valore simbolico e culturale alla dimensione economica, facendo leva sulla proprietà intellettuale e sulla capacità di trasformare creatività e talento in valore. In questo modo contribuiscono non solo alla crescita economica, ma anche allo sviluppo sociale, all’innovazione e alla sostenibilità.
Le ICC rappresentano oggi un settore strategico, in espansione sia a livello globale sia in Italia. Il loro ruolo è centrale per diversi motivi: generano valore aggiunto e occupazione, favoriscono processi di innovazione mettendo in relazione arte, tecnologia e impresa, sostengono l’inclusione sociale offrendo opportunità a giovani e comunità locali, e contribuiscono alla tutela e valorizzazione delle identità culturali. In questo contesto si inseriscono nel modello economico noto come “Economia arancione” (Orange Economy), espressione coniata nel 2013 da Iván Duque Márquez e Felipe Buitrago in un rapporto per la Banca Interamericana di Sviluppo. Il termine richiama il colore simbolicamente associato alla creatività e alla cultura.
Le ICC operano in numerosi ambiti, tra cui arti visive, cinema e audiovisivo, artigianato artistico, musica e spettacolo dal vivo, teatro e danza, editoria e letteratura, fotografia, patrimonio culturale, design, moda, architettura, radio, videogiochi e software.
LA NORMATIVA NAZIONALE SULLE ICC
Il riferimento normativo principale per la definizione di impresa culturale e creativa è l’articolo 25 della Legge 27 dicembre 2023, n. 206, dedicata alla valorizzazione, promozione e tutela del made in Italy. Secondo tale norma, è considerata “impresa culturale e creativa” qualsiasi impresa che svolga in via esclusiva o prevalente attività di ideazione, creazione, produzione, sviluppo, diffusione, promozione, conservazione, ricerca, valorizzazione o gestione di beni, attività e prodotti culturali. Rientrano nella definizione anche le imprese che svolgono attività economiche di supporto o strettamente funzionali a queste fasi.
Il termine “impresa” include una platea molto ampia di soggetti: società di persone e di capitali, cooperative, enti del terzo settore (come organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, enti filantropici e imprese sociali), associazioni, fondazioni, lavoratori autonomi e start up innovative. Per ottenere questa qualifica, l’attività deve essere svolta in modo stabile e continuativo, con sede in Italia (ai sensi del TUIR) oppure in un altro Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo, purché il soggetto sia fiscalmente rilevante in Italia.
La legge prevede inoltre che un decreto del Ministero della Cultura, di concerto con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, definisca modalità e condizioni per il riconoscimento della qualifica. È inoltre stabilita l’istituzione, presso le Camere di commercio, di una sezione speciale del registro delle imprese dedicata alle ICC. Queste disposizioni sono state attuate con il Decreto del Ministro della Cultura n. 402 del 25 ottobre 2024, che ha dettagliato le attività rilevanti e stabilito che il riconoscimento avviene tramite iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese. Tale iscrizione consente di utilizzare la dicitura “impresa culturale e creativa” o “ICC” nella denominazione sociale e nelle comunicazioni ufficiali.